Elle

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Presentato in concorso al Festival di Cannes, dove è stato accolto molto bene della critica, Elle è il nuovo film di Paul Verhoeven.
Il regista olandese ha già alle spalle almeno tre carriere, quella olandese degli anni '70, giovanile e spregiudicata, quella americana, caratterizzata da blockbuster quali Robocop (1987) Atto di forza (1990) e Basic Instinct (1992), e una terza fase che vede il ritorno in Europa con i film della maturità quali Black Book (2006) e appunto quest'ultimo Elle, prodotto e girato in Francia.

Film di genere, o per meglio dire film di generi,
Elle è nel contempo un thriller erotico, una commedia degli equivoci e un dramma. Il film inizia con una scena sorprendente che mostra una violenza sessuale subita da Michèle, la protagonista interpretata da Isabelle Huppert, ad opera di uno sconosciuto che entra di nascosto nell'abitazione della donna. Da qui il regista parte per raccontare la vita di Michèle, donna in carriera con un matrimonio alle spalle, un figlio che sta per diventare padre e un passato familiare segnato dalla tragedia. Nella vita di Michèle il sesso ha un ruolo centrale, da lei vissuto senza freni inibitori né condizionamenti di tipo sociale o religioso. Come reagirà Michèle alla violenza subita? Qual è l'identità del suo assalitore? Le risposte a tali domande arriveranno nel corso del film ma saranno tutte sorprendenti, ambigue e non convenzionali.

Elle è un film straordinario per diversi motivi. Innanzitutto per l'originalità della storia che la sceneggiatura di David Birke adatta in modo piuttosto fedele da un interessante romanzo francese di Philippe Djian dal titolo Oh… (2012). Un testo originale che ribalta molti stereotipi relativi al mondo femminile e dà vita a una donna complessa, coraggiosa e estremamente interessante. Partendo quindi dalla solidità del testo originale, lo sceneggiatore e il regista inseriscono alcune modifiche importanti come la scelta di trasformare la professione di Michèle da sceneggiatrice in produttrice di videogiochi. Una scelta che introduce un elemento ulteriore di interesse vista anche l'importanza che il luogo di lavoro riveste all'interno della sceneggiatura. Sono molte le scene ambientate negli uffici dove lavora Michèle e che diventano epicentro di amicizie, incontri sessuali e persino di uno scandalo interno di cui è vittima la stessa protagonista. Una trovata che permette di mostrare Michèle all'interno di un ambiente di giovani lavoratori, soprattutto uomini. Ciò favorisce lo sviluppo di uno dei temi cardine del film ovvero il rapporto della protagonista con persone più giovani di lei, verso le quali Michèle sviluppa un forte sentimento di attrazione e repulsione. Inoltre, questa scelta consente di sviluppare un interessante parallelismo tra la violenza mostrata e cercata nella realizzazione dei software (in una scena è proprio Michèle a chiedere ai suoi colleghi di realizzare immagini ancora più violente) e quella che invade la vita di tutti i giorni.

Ovviamente, tra i punti di forza del film c'è anche la recitazione di tutto il cast, a cominciare da una giustamente osannata Isabelle Huppert. Un'attrice di cui Paul Verhoeven ha dichiarato di amare l'opacità e il mistero che riesce trasmettere sullo schermo. Nel film ci sono alcuni primi piani che svelano questa peculiarità dell'attrice, nella cui espressione lo sguardo e il sorriso sembrano appartenere a due volti differenti e promettere cose diverse. Un'espressione ambigua che raccoglie speranza e delusione, desiderio e assenza, e che caratterizza da sempre il volto dell’attrice francese, già presente negli splendidi primi piani che le regalò Michael Cimino ne I cancelli del cielo. Il suo personaggio in Elle è messo continuamente a confronto con vari esponenti dell'altro sesso rappresentati dall'ex marito, dal figlio, dall'amante, dall'aggressore o dal padre. Elle è un grande mosaico composto da relazioni tra coppie di personaggi diversi, nelle quali quasi sempre il maschio è la figura più debole. Debolezze del carattere che gli uomini scelgono di non affrontare e di non superare e che quindi mascherano attraverso comportamenti violenti. Emblematico in questo senso è il personaggio dell'aggressore, eppure non è l'unico: anche il figlio di Michèle, non trovando altri modi per controbattere l'aggressività della compagna, tenta di aggredirla lungo le scale, fermato all'ultimo istante proprio dalla madre. A ben guardare, anche la storia tra Michèle e l'ex marito è finita a causa della violenza esercitata da quest'ultimo sulla donna.

In un film che ha il grande merito dell'ambiguità e che non prende posizioni aprioristiche, la critica alla Chiesa Cattolica rappresenta forse l’elemento meno ambiguo e più dichiarato. Una critica feroce che trova nella figura di Rebecca (interpretata da Virginie Efira), moglie perbene e fervente cattolica, l'immagine più forte. Eppure Verhoeven, a cui in questo film riesce quasi tutto, sa rendere interessante anche il suo personaggio, grazie soprattutto all'ultima frase che la donna riferisce a Michèle poco prima di congedarsi e che rivela aspetti sorprendenti della sua personalità.

Il sesso è elemento centrale della filmografia del regista e
Elle in questo senso non fa eccezione. Qui il sesso serve come chiave per analizzare i rapporti umani. Diventa metafora, trova la sua funzione cinematografica come la violenza per Leone o Tarantino. Grazie al sesso Verhoeven scava nella profondità dei rapporti umani. Il risultato è ambiguo ma una cosa è certa: in Elle il sesso non è mai amore.

In un film dove non mancano gli elementi comici, si pensi per esempio alla cena a casa di Michèle o alla scena del parto in ospedale, il tema del voyeurismo è centrale e rimanda al cinema di Hitchcock, autore che Verhoeven cita più volte, se è vero che Isabelle Huppert usa le forbici come Grace Kelly, spia il vicino di casa col binocolo come James Stewart, mentre la vicina di casa si chiama Rebecca, proprio come la prima moglie.

A lato dello scandalo che certamente non mancherà di provocare in occasione della sua uscita in Italia, il film di Verhoeven parla anche di libertà, e della differenza importante che c'è tra il sentirsi liberi e il solo pensare di esserlo. In fondo
Elle, Michèle, a tenté d'être libre.

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