Neruda

Neruda_web
© Good Films

"Pablo Neruda è stato un creatore talmente complesso e vasto, praticamente infinito, che è quasi impossibile (…) raccontarlo in un solo film".
Partendo da questa idea il regista Pablo Larraín ha realizzato una biografia atipica del grande poeta cileno (interpretato da Luis Gnecco), scegliendo di raccontare un breve periodo della sua vita, quello che parte dall'accusa rivolta proprio dal poeta, in veste di Senatore, nei confronti del Presidente cileno González Videla (Alfredo Castro). Neruda lo accusa di tradire il Partito Comunista e per questo motivo il Presidente decide di eliminarlo politicamente e ordina a un giovane ispettore di polizia (Gael García Bernal) di occuparsi della sua cattura.

Il cinema di Larraín rappresenta sin dagli inizi una sfida contro i luoghi comuni, contro le prassi del cinema
mainstream. In costante lotta con la banalità, intesa nelle sue varie forme, Larraín cerca col suo cinema di scoprire, dietro le polveri della consuetudine e dell'ovvio, significati più profondi per capire un uomo o un momento storico. Un approccio che richiede un certo metodo e che nei suoi film si esplica sia sul piano dei contenuti che a livello estetico. Esemplari in questo senso sono gli ultimi suoi due film, Jackie (2016) e Neruda (2015), che vedono il regista affrontare per la prima volta il biopic, genere cinematografico che per sua natura è storicamente soggetto al rischio di derive ridondanti e agiografiche. Non per Larraín che decide di raccontare in entrambi i film un periodo molto limitato e sconosciuto, quantomeno dal punto di vista cinematografico, della vita privata dei protagonisti.

Nel caso specifico di
Neruda, il regista racconta il poeta in un momento drammatico della sua vita, in costante fuga, costretto a nascondersi o travestirsi, forte e ostinato fino all'incoscienza, creando attorno alla sua figura una storia dal sapore poliziesco, genere tanto apprezzato dal vero Pablo Neruda, non priva di originali divagazioni da road-movie. Con tutta probabilità si tratta del film di Larraín con il maggior numero di location che variano dalle ambientazioni urbane, i vari appartamenti in cui si nasconde il protagonista, fino a scene in aperta campagna o in mezzo alle montagne innevate.
Un aspetto originale della sceneggiatura è la grande importanza data alla figura del detective Oscar Peluchonneau, vero co-protagonista del film a cui Larraín affida il surreale commento off. In quello che è senza dubbio il film più ironico di Larraín, le scene più leggere (ma anche quelle più tragiche) sono affidate proprio al personaggio del detective, a cominciare dall'intervista radio alla ex-moglie di Neruda, chiamata dal detective col fine di screditare il marito ma che otterrà risultati disastrosi.

Il film sorprende anche dal punto di vista estetico a cominciare dalla fotografia che pone le fonti di luce in fondo all'inquadratura, dietro ai personaggi. In questo modo la luce punta dritta verso la macchina da presa e sorprende lo spettatore, accecandolo. I personaggi diventano sagome buie in uno spazio indistinto che la luce non spiega ma trasforma. Come in altri film di Larraín tra cui
No - I giorni dell'arcobaleno e Il club, anche qui i colori sono tenui, sfumati e l'immagine pare coperta da un velo sottile che attenua i contrasti cromatici. Altrettanto insolito è l'uso del montaggio capace di ambientare un dialogo in uno spazio per farlo poi proseguire in un ambiente diverso dal precedente, senza soluzione di continuità, alimentando in questo modo l'attenzione dello spettatore.

In
Neruda gli effetti deleteri derivanti dall’esercizio del potere politico, così lucidamente raccontati nei film precedenti del regista, sembrano trovare un nuovo ostacolo rappresentato da un’altra forma di potere. È il potere dell’arte e della poesia, capace di inventare nuove libertà e conciliare essere umani in conflitto tra loro.
blog comments powered by Disqus