The Assassin

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© wild bunch

Il film inizia con immagini in bianco e nero in un formato insolito, quasi quadrato.
Una delle prime scene mostra Yinniang, la protagonista, mentre ferisce mortalmente la vittima designata per poi sparire fra gli alberi, lieve come il fruscio delle foglie che si percepisce in sottofondo. Poi arriva il colore e è subito meraviglia: un suggestivo tramonto acquatico fa da sfondo alla scritta in rosso vivo The Assassin.

Presentato l'anno scorso al Festival di Cannes,
The Assassin è la prima avventura cinematografica di Hou Hsiao-Hsien all'interno del genere di combattimento wuxia. Interpretato da due attori feticcio del regista, Qi Shu e Chen Chang, già protagonisti nel precedente Three Times (2005), il film racconta la storia di Yinniang, abile assassina di professione nella Cina dell'ottavo secolo, incaricata dalla sua padrona di uccidere Tian Ji'an, l'uomo che avrebbe dovuto sposare anni prima e che ora è a capo di una provincia cinese indipendente.

Difficile entrare nei dettagli di una storia complessa, a tratti anche incomprensibile, che il regista sceglie volutamente e in più punti di non spiegare quanto piuttosto di suggerire e evocare. D'altro canto le emozioni che provano i protagonisti, i loro conflitti interiori appaiono semplici nella loro assoluta profondità. L'emozione in
The Assassin nasce soprattutto dall'immagine e meno dalle parole. Ed è un'immagine splendida.

Il film è girato in alcune remote regioni di Cina e Mongolia, a altitudini piuttosto elevate alla ricerca di luoghi sperduti in cui, a detta dello stesso regista, "la società moderna ancora non si è insediata". La potenza delle sequenze in esterni, tra grandi massi rocciosi che sembrano incombere sui protagonisti e misteriose foreste di betulle, contrasta in modo estremamente efficace con l'intimità e il buio delle scene d'interni. Si tratta di immagini per lo più notturne, di stanze illuminate dalla luce fioca delle candele e attraversate da veli trasparenti che filtrano lo sguardo dello spettatore accentuando la magia del racconto.

Le inquadrature di
The Assassin possono essere piuttosto lunghe, com'è nella cifra stilistica del regista, ma la curiosità dello sguardo non viene mai meno grazie all'incredibile ricchezza delle scenografie, del trucco e dei costumi. Il ritmo che il regista riesce a imprimere al film dipende anche dall’utilizzo sorprendente degli effetti sonori: nn semplice spostamento di un personaggio da uno spazio all'altro viene accompagnato da suoni suggestivi come il cinguettio di un uccello, il fruscio delle foglie al vento o ancora il ritmo ripetitivo di tamburi in lontananza.

L'atmosfera contemplativa di molti passaggi è interrotta da inattese sequenze d'azione che giungono come un lampo, di breve durata ma che lasciano a bocca aperta per l'eleganza dei movimenti e per l'uso raffinato dei pochi effetti speciali. Sono balletti così leggiadri e impalpabili da finire fuori campo in almeno un paio di geniali inquadrature, quando a raccontare lo scontro non resta che il suono di due spade che si incrociano. Ma se da un lato la violenza dei combattimenti è quanto mai rarefatta, tanto che in tutto il film non vi è alcun spargimento di sangue, dall’altro essa diventa particolarmente tragica e pregnante quando agisce sui sentimenti della protagonista, personaggio confinato in una malinconia senza scampo.
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