Un giorno di pioggia a New York

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© luckyred

L’ultimo film di Woody Allen è un racconto romantico dai toni fiabeschi, sentito omaggio alla sua città e al contempo ennesima variazione di uno dei temi a lui più cari, l’analisi del rapporto uomo donna nelle sue imprevedibili e assurde sfaccettature.
Tecnicamente splendido e molto ben recitato, Un giorno di pioggia a New York è un film delicato e molto divertente, anche se forse privo della profondità caratteristica di altre opere recenti del maestro americano.

Il film racconta la storia di Ashleigh (Elle Fanning) e Gatsby (Timothée Chalamet), due giovani innamorati in trasferta a New York per un’intervista che Ashleigh ha in programma con il celebre regista Roland Pollard (Liev Schreiber). L’intervista ha un seguito insperato tanto che Ashleigh riesce ad entrare nelle grazie di un grande divo del cinema (Diego Luna) mentre Gatsby, in attesa del ritorno di Ashleigh, vaga per le strade di una piovosa Manhattan, incontrando per caso la giovane Chan (Selena Gomez), sua vecchia conoscenza. Tra imprevisti e incontri inattesi, i due giovani trascorreranno un weekend senza incontrarsi mai se non alla fine, quando forse la città li avrà cambiati per sempre.

Un giorno di pioggia a New York è un piccolo gioiello di estetica e tecnica cinematografica illuminato dalla straordinaria fotografia di Vittorio Storaro, qui alla terza collaborazione con Allen dopo gli splendidi Café Society (2016) e La ruota delle meraviglie (2017). C’è una sequenza in particolare, quella in cui Gatsby cammina sconsolato per le strade di New York dopo aver scoperto in TV il (presunto) tradimento di Ashleigh, nella quale Storaro riesce miracolosamente a ricreare sullo schermo la luce fredda e sfumata tipica delle prime ore del mattino. In altri momenti il film assume tonalità più accese quando, nonostante la pioggia battente, i raggi del sole illuminano i volti dei giovani protagonisti. Nelle numerose scene d’interni, le fonti di luce si moltiplicano e l’immagine diventa complessa e molto ricca, grazie anche alle eccezionali scenografie di Santo Loquasto, storico collaboratore di Allen sin dai tempi di Radio Days (1987). Una scena in particolare rivela la complessità scenografica del film ed è quella ambientata nella casa dell’attore Francisco Vega, laddove l’azione si sposta continuamente all’interno di uno spazio scenico molto vario e profondo, per concludersi all’esterno dell’appartamento.

Negli ultimi anni il cinema di Woody Allen ha creato alcuni personaggi femminili indimenticabili come Jasmine, interpretata da Cate Blanchett in Blue Jasmine (2013; premio Oscar come miglior attrice protagonista) e Ginny, interpretata da Kate Winslet in La ruota delle meraviglie (2017). Pur non avendo né la complessità né la tragicità delle interpretazioni qui sopra citate, quella di Elle Fanning è comunque una prova molto convincente anche per merito di una buona dose di apprezzabile autoironia, non scontata in un’attrice di soli ventun anni e dalla precocissima carriera. Fanning è protagonista delle scene più divertenti del film come l’incontro con Pollard o quello successivo con Francisco Vega allorché la ragazza, emozionata per l’incontro, inizia a singhiozzare ininterrottamente. Buona anche la prova dell’altro giovane divo Timothée Chalamet, anche se forse meno a suo agio nel ruolo di un giovane acculturato e di belle speranze, dai riferimenti culturali classici e fuori moda (il piano bar, il jazz, il cinema della vecchia Hollywood).

Oltre agli attori principali, il film vanta un cast di contorno altrettanto ispirato. Grande Liev Schreiber nel ruolo del regista in crisi che si prende troppo sul serio, e ottimi anche Jude Law, Diego Luna e una ruvida Selena Gomez. Una menzione particolare merita Cherry Jones nel ruolo della madre di Gatsby, a cui Woody Allen dedica il primo piano più intenso di tutto il film. Con lo splendido dialogo tra lei e il figlio Gatsby, Allen torna per un attimo al suo cinema più profondo tragico e bergmaniano, mostrando due personaggi senza maschera che rinunciano per un attimo all’ironia quale strumento per affrontare la realtà.

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